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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Gli influencer e i follower



Non mi sono mai piaciute le pubblicità con i testimonial. Perchè devo pensare che la cucina sponsorizzata da Bruno Barbieri sia meglio di quella sponsorizzata da Locatelli, ben sapendo che i loro pensieri non sono “sinceri” ma sono stati scritti da degli autori? È ovvio che mi trovo in minoranza, se dai tempi di Carosello, esistono questo tipo di pubblicità. Personalmente ho sempre creduto che le persone si facciano influenzare, più che dagli spot, dalla band famosa di turno, dai dei film che diventano dei cult (come i Blues Brothers o Le Iene). Ora abbiamo gli influencer, i quali fanno sul web quello che si fa dai tempi del Carosello. Sono consapevole che persone come la Ferragni siano riuscite a costruire un impero su questa roba, per cui c'è solo da elogiarle, ma mi chiedo quanto incide sulle vendite una campagna di influenza. Sicuramente l'investimento in questo settore è cresciuto nel 2020 (siamo al 15%) e le aziende sono soddisfatte, e i dati parlano chiaro: gli utenti si fidano di influencer e di micro-influencer, e i consumatori sono maggiormente portati ad acquistare un prodotto che gli viene suggerito dai loro "beniamini". Considero comunque la cosa poco stabile se pensiamo che basta non fare apparire i follower per togliere credibilità e il peso di un VIP nei confronti di una azienda. È un lavoro nuovo, probabilmente in pochi riescono a vivere solo di quello. Ma questo fa capire come l'immagine, il web, le interazione social, sono diventate più importanti del prodotto stesso commercializzato.




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