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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

ChatGpt, privacy e reddito di cittadinanza


Tutti sanno cosa è ChatGpt. E' il primo passo per l'autonomia della A.I. "Rumore" ha fatto un gioco: ha fatto la recensione alla A.I. ed anche la prima parte dell'editoriale di Lo Mele. Non c'è differenza. Non ci vorrà molto che le pratiche di finanziamento che io faccio, non le faccia, tra pochi anni, un robot al mio posto. Per esempio pare che si voglia utilizzare la A.I. al posto dei giudici umani. Ora noi abbiamo un problema con la privacy, con l'utilizzo dei software da parte dei minorenni, con i nostri dati che non si sa dove vanno a finire per cui in Italia il servizio è stato sospeso dal Garante della privacy. Ma la domanda è: una volta che questo problema sarà risolto cosa si farà? Il nostro Paese è pronto ad abbracciare questa nuova tecnologia che è superiore rispetto all'avvento di Internet e del Pc. C'è chi dice che è il primo passo per l'abisso, come ha detto Musk il quale chiede di riflettere su questo utilizzo, c'è chi invece vede l'aspetto ottimista. E qui che lego l'A.I. con il reddito di cittadinanza. Se con la tecnologia che conosciamo oggi tanti lavori già non ci sono più (pensate al settore musicale, al giornalismo come esempio) molti altri scompariranno. Ci saranno lavoratori che non andranno pagati, non chiederanno ferie, maternità, malattie e che lavoreranno giorno e notte. A quel punto, come in un noto di film di fantascienza, rimarrà solo da sostenere gli umani che non dovranno più lavorare. Anche nel settore musicale l'A.I. fa breccia. Si vivrà per pensare, si vivrà in un mondo meno inquinato. Questo è quello che penso io, ma non escludo che un T1000 mi bussi alla porta.

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