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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Riabilitiamo la figura del politico


Alle volte è stimolante scrivere su Facebook perchè di spunti ce ne sono tanti. Non ho mai avuto il piacere di conoscere Cristiano Lo Mele, chitarrista dei Pertubazione, ma, con un suo commento ,su un post mi ha fatto riflettere sul ruolo del politico nell'Italia di oggi. Oggi è giornata di voto e credo che le prime preferenze poliche io le abbia date in pieno berlusconismo. Non ho visto né le noiose tribune politiche pre Porta a Porta, né ho votato un partito o una coalizione, senza sapere chi fosse il candidato premier. Prima si sceglievano i partiti e le loro idee. Se vogliamo era più facile; se condividevi una idea cristiana, la Dc era il punto di riferimento, poi c'era il Pc che proteggeva la classe operaia, il Psi aveva una spinta riformista e laica. E così via. Se ti ritrovavi in una di queste idee andavi a votare facilmente. Gli esponenti di quei partiti avevano una grande proprietà di linguaggio, una grande strategia politica, erano degli esperti della macchina amministrativa. Ovviamente la crisi dei primi anni 90 e Tangentopoli hanno distrutto non solo quella generazione, ma anche quella successiva che non poteva difendere le malefatte dei predecessori. Insomma si diedero la zappa sui piedi. Da una parte c'era Craxi con le monetine, dall'altra la Lega di Roma Ladrona che voleva tutti alla gogna. E Brosio, prima di essere illuminato, su Rete4 con Fede. Lì Berlusconi ebbe una grande idea: demonizzare la figura del politico, che in molti casi era anche un intellettuale. Questa era la sua idea per vincere: la famosa poltica del fare. Convincere gli italiani, compreso me, che quelli non avrebbero mai reso l'Italia migliore perchè non avevano mai lavorato, mai fatto qualcosa di concreto nella vita. Facendo dimenticare agli italiani, cosa significa essere dentro in partito, cosa significa viverlo e condividere certi ideali, a prescindere dalle colpe dei singoli protagonisti. Insomma il populismo in Italia, fu abilitato a forma principale di discussione. E ciò non ha fatto crescere alcuna generazione di amministratori pubblici. Si va a suon di tweet, di frasi comuni del tipo “asfaltare”, “non metteremo le mani in tasca degli italiani”, ad ogni cambio di maggioranza c'è “un buco” nella finanza, “il premier non scelto dal popolo”, la famigerata “casta”, ed un impoverimento di un linguaggio che manifesta la povertà di idee. Sinceramente questa cosa all''epoca, fregò anche me. Ed anche le discussioni sui sociali, non sono ragionamenti sulle idee ma sul caso particolare, magari utilizzando link falsi, o frasi che sono in heavy rotation, per usare un termine radiofonico, riproposti da siti diversi ma che fanno capo a un solo padrone. Il discorso su come amministrare un Paese è allo stesso livello della discussione sulla giustezza o meno di dare o non dare un rigore. Perchè il mio auspicio è che la categoria del politico venga riabilitata, perchè non è possibile che in Europa ci siano politici di grande esperienza che riescono a fare accordi trasversali trasparenti e alla luce del sole, mentre qui il tutto si riduce ad una sola parola: INCIUCIO!

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