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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

La morte ai tempi dei social


Una cosa che succede quando una persona muore è il fatto che la sua identità digitale rimane in piedi. Quando è morta mia madre Facebook è rimasto in piedi,lo stesso vale per Whatsapp. Mio padre utilizza l'account di mamma ancora, cosa che alle volte mi fa venire la pelle d'oca. La cosa brutta è che, nella chat più famosa al mondo, l'account di mamma rimane in piedi insieme alle conversazioni e ai vocali. Per cui tutte le confidenze avute, i discorsi fatti di notte o di giorno, i vocali nei quali mamma mi spiegava come si faceva la pasta sul sugo, oppure solo per avvisare che l'ennesimo esame era andato bene sono lì. In realtà io non ho ascoltato neanche una volta un vocale di mamma o un discorso fatto con lei dopo la sua diapartita. Perchè? Perchè mia madre non c'è più e fa male alle volte ascoltare di nuovo delle cose. La sua immagine è quella del giorno del nostro matrimonio. I social da questo punto di vista sono una tortura. Sono convinto che molti, la sera, vanno a guardarsi i post, le immagini e i video dei nostri cari defunti. Io no perchè mia madre si è fermata a settembre anche se ogni tanto mi viene da dire: "Ora chiamo mia madre" ma non è più possibile. Abbiamo tante persone vive alle quali pensare e progetti da terminare. Se non sbaglio esiste una chat che cerca di sviluppare una identità digitale dopo la morte. Ma l'anima è andata via non tornerà più. Quando nasciamo piangiamo come quando la morte si avvicina. E' una vita fatta di sofferenza e tra un dolore e l'altro c'è un sorriso.

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