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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Due chiacchiere con Domenico Palesse e i luoghi perduti del cinema



Ci sono persone, e non sono poche, che lavorano, ma poi utilizzano il tempo libero ( quel poco tempo libero) per seguire le loro passioni. Un esempio è il mio amico Domenico Palesse, cacciatore di luoghi.


Ormai sei conosciuto per la tua pagina Lost in location che si occupa di fotografare le varie strade e luoghi nei quali sono stati girati i film. Come è nata questa passione? Ho sempre avuto la passione per il cinema, addirittura mi ci sono anche cimentato come regista, ma non vi dirò mai, neanche sotto tortura, cosa ho girato :D Detto questo, la passione per le location credo sia la naturale declinazione di quella per il giornalismo. La voglia di cercare, di andare a fondo, di non limitarsi all’apparenza. Ecco, cercare i luoghi che hanno reso celebre un film, o viceversa, mi emoziona. A questo aggiungo sempre la parte giornalistica, cercando di andare indietro nel tempo parlando con chi a quel film o a quella serie tv ha lavorato, ha dato il suo contributo. E’ capitato molto spesso che portassi amici o famiglia a vedere posti sperduti solo per mostrare loro, che so, la quercia di "Non ci resta che piangere". Un giorno mi sono detto: “diamo compagnia a questa povera gente e sbarchiamo sui social”. Ho voluto però farlo con un progetto originale e divertente allo stesso modo. E così, eccoci qui su Lost in Location


Grazie a questa passione hai già incontrato degli attori famosi anche loro “lost”?

Diciamo che ho incontrato diverse persone legate al mondo del cinema. Con alcuni ne è nata anche una “amicizia”. Molti di loro devono sopportare le mie continue richieste, con altri invece mi piace confrontarmi per sapere cosa ne pensano del lavoro. Diciamo che sui set a volte si parla anche di Lost in Location. Da abruzzese porto nel cuore l’incontro con Michele D’Attanasio, dop pescarese che è stato tra i primi follower della pagina. Abbiamo parlato di rustelle, David di Donatello e bicicletta nella stessa intervista. Non una cosa da tutti i giorni…


Quale è il luogo che ti ha sorpreso di più, una volta fatto il sopralluogo?

Quando mi fanno questa domanda sono sempre in dubbio su cosa rispondere. Ci sono tantissimi posti che mi porto nel cuore e ai quali sono particolarmente legato. Per esempio, sempre restando in Abruzzo e a Sulmona in particolare, ho scoperto solo recentemente che l’interno della chiesa della notte di Capodanno in “Parenti serpenti” si trova a Pacentro e non è la Tomba. Ecco, in quell’occasione sono rimasto senza parole. Inevitabile che ti parli anche dell’attico di Manuel Fantoni. Ecco, salire in quell’appartamento, visitarlo, soffermarmi sui particolari del film mi ha fatto emozionare. E’ stato pazzesco. Alcune volte, invece, resto sorpreso in negativo, quando – e accade troppo spesso – non viene dato il giusto tributo ai film nei luoghi dove sono stati girati. Penso, su tutti, a "La Dolce Vita" o a "Roma Città Aperta". Ecco, a Fontana di Trevi o in via Montecuccoli (dova la Magnani corre verso il suo amato) non c’è nulla che ricorda quei capolavori del cinema italiano.


Sei anche un musicista: hai una band che suona le sigle dei film. Se non sbaglio anche con loro hai un discreto successo. Sì sì, diciamo che ci siamo creati una piccola nicchia di fan qui a Roma. Il gruppo si chiama Into The Movie e, come giustamente ha scritto anche tu, esegue brani delle principali colonne sonore, da "Flashdance" a "Ghostbusters", passando per i "Blues Brothers" o "Rocky". Durante il concerto, poi, proiettiamo sul grande schermo le clip dei film e, ciliegina sulla torta, ognuno di noi indossa gli abiti di uno dei protagonisti. Io, non per vantarmi, sono un certo Peter Venkman. Altro che Bill Murray (scherzo ovviamente)!

Quale è il progetto che vorresti portare a termine? Riguardo a Lost in Location ci sono innumerevoli posti che vorrei visitare il prima possibile. Vorrei tornare a New York e Los Angeles per scattare le foto che non ho fatto quando il progetto non era ancora partito. Covid permettendo vorrei presto andare a Londra per visitare alcuni studi dove girava Stanley Kubrick e poi fotografare la scena di Alex che pugnala i suoi due amici mentre camminano su una banchina lungo il Tamigi. Credo che sarà la prima foto che tornerò a fare all’estero dopo praticamente oltre un anno. Non vedo l’ora




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