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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Due chiacchiere con Sergio Messina


Ciao Sergio

è un piacere poterti ospitare sul mio blog. Per chi non conosce Sergio, basta dire che io personalmente lo seguo da almeno 10 anni perchè le sue rubriche sulla musica e sulla nostra società hanno un punto di vista diverso ed interessante.

E’ vero che ti occupi principalmente di musica, ma la cosa interessante per me è il tuo punto di vista sulla società su vari fronti. Prima di tutto però: come è nata la tua passione per la musica?

Da bambino in casa c'era un mangiadischi (piccolo giradischi che suona i 45 giri), che appena ho potuto ho monopolizzato. La musica ha sempre avuto il potere di portarmi via, fin da piccolissimo. Primo disco comperato: "Lady Madonna" dei Beatles, a 8 anni. Poi la radio, prestissimo (era l'inizio della radiofonia privata in Italia). Lì ho capito che la presenza della musica per me era essenziale. Poi, negli anni, mi sono occupato di moltre altre cose, dal porno amatoriale all'Antropologia Culturale (che insegno). Ma la musica resta prima.

Quali sono stati i tuoi idoli di gioventù?Esistono ancora mostri sacri nella musica ora in tempi liquidi?

All'inizio Beatles, Dylan e Hendrix. Poi Parker e Coltrane. Quindi James Brown, che considero l'inventore della musica moderna. Oggi i mostri sacri della musica sono i DJ, anche perché la musica è liquida, atomizzata e impossibile da seguire nella sua totalità. Aspettarsi il nuovo Hendrix mi pare poco sensato. Il "mostro sacro" del terzo millennio è post-moderno, ricombina, remixa, reincornicia - piuttosto che creare qualcosa di completamente nuovo.

Se non sbaglio tu vivi all’estero: qual è il tuo pensiero sull’Italia? A me sembra che questo governo voglia comprimere quei pochi diritti rimasti e che l’opposizione non risponda con una politica chiara sulla riconquista dei propri diritti, non solo in campo economico, ma anche nel sociale.

Per vari motivi sono appena rientrato in Italia dopo alcuni anni all'estero. Purtroppo l'Italia ha qualche problema di messa a fuoco: si discute moltissimo di cose ovvie e locali, mentre spesso si perde il quadro generale. La scarsa conoscenza delle lingue non aiuta: il mio principale canale di informazione oggi è Al Jazeera, che però è in inglese. Inoltre l'Italia ha una lunga vicenda di cattiva politica, malaffare, scarsa competenza di chi governa. E questo ha generato negli elettori un'incapacità di cambiare difficile da scardinare. Infine, certi diritti in Italia non ce li abbiamo mai avuti (come una vera libertà di parola, al riparo da cause civili, come succede altrove). E doverli conquistare nel 2019 è più difficile.

Quando è comparso internet nelle nostre case, sembrava che il mondo dovesse essere rivoluzionarsi in meglio, ed invece a parte la maggior velocità con cui viaggiano le informazioni, non credi che ormai il mondo virtuale sia fatto solo di social e di porno gratis?

Non sono d'accordo. Quella che stiamo vivendo è la prima infanzia dell'era digitale, e solo adesso si stanno affacciando sulla scena i "nativi", cioè quelli che non hanno visto arrivare la rete, ma ci sono nati dentro. Quindi siamo ancora nell'ubriacatura dell'inizio, che per qualcuno è passata (io ho internet dal '97) ma per altri è in pieno svolgimento: tutte quelle signore che vediamo consultare Facebook in autobus sono online da quando hanno lo smartphone, cioè pochissimo. Ci vorrà ancora del tempo per valutare.

Internet ha danneggiato, forse, anche alcune posizioni lavorative: oggi c’è il fai da te. Chiunque ( come me per esempio :)) può aprire un sito, fare recensioni musicali, il che fa perdere la credibilità al settore. Allo stesso tempo, i giornali cartacei danno notizie orma trite e ritrite considerando i loro corrispettivi online. Come se ne esce?

Se ne esce cambiando. Un buon esempio sono le recensioni: prima della rete, erano spesso l'unico contatto che il lettore aveva con quel disco. Oggi, mentre leggo la recensione su una rivista, posso ascoltare l'album, e poi leggere 570 commenti di ascoltatori come me. Quindi è ovvio che la differenza la farà l'autorevolezza. Un concetto attualmente un po' in crisi, ma io ho speranze. Certo, nulla sarà mai più come prima. Ma non è che prima la situazione fosse ideale. Di nuovo: ci vorrà del tempo per valutare.

All’inizio il profilo chi votava 5S o Lega era: scarsa istruzione, proveniente da ambiente meno “colti”. Ora non è così: tanti professionisti, laureati, con posizione di vertice votano per loro, nonostante gli errori commessi e le loro parole. Anche molti iscritti alla Cgil sono leghisti. C’è una trasformazione della società in corso e non ce ne siamo accorti?

Morte le ideologie, molte persone (di varia estrazione culturale) hanno perso i riferimenti, e hanno iniziato a votare per chi prometteva un agire diverso. Come dargli torto? La trasformazione di cui parli è in atto da decenni, il primo ad accorgersene fu Pasolini. Però non è detto che si tratti di un cambiamento negativo: si è usciti dalle ideologie, e oggi si vota più liberamente. Purtroppo, data la sfiducia secolare e la scarsa offerta politica di qualità, i risultati sono deludenti. Certo è sconfortante, dopo vent'anni di Berlusconi adesso ci tocca Toninelli. Come diceva Eduardo, "ha da passa' 'a nuttata".

Per chi vuole seguire i suoi pensieri: http://www.sergiomessina.com/

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