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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Due chiacchiere con Giancarlo Passarella


Grazie a Giancarlo ed Antonio Ranalli io scrivo da anni recensioni di dischi. Grazie a loro ho conosciuto tante band che ci provano a fare musica. La foto ritrae Giancarlo con la figlia Sarah, la moglie Patrizia e Simone Cristicchi alla Feltrinelli di Firenze nel Marzo 2019

Cominciamo da una cosa recentissima: sono finite le elezioni europee e amministrative. Come la vedi tu (che tra l'altro ci ha messo anche la faccia) questa ondata gialloverde in Italia?

L’attuale governo italiano è un matrimonio forzato, nato dopo la tornata elettorale e non prima. Rispettare un contratto, mi ricorda molti gli accordi che fanno le star americane prima di convolare a nozze: stai assieme per convenienza, pur pensandola in modo diverso. Ed infatti i risultati sono evidenti: uno ci guadagna a discapito dell’altro, in quale (pur di poter realizzare i suoi progetti) si sta facendo ridimensionare.

Alle recenti elezioni per il Comune di Firenze, ho accettato di candidarmi per Sinistra Civica, perché mi interessava dare una mano al sindaco uscente Dario Nardella ad esser rieletto...

La musica è sempre stata la tua grande passione, a parte i Dire Straits, quali sono le band o comunque gli artisti che hanno segnato la tua vita?

La mia prima trasmissione radiofonica è stata il 20 Giugno 1976 a Radio Sondrio: ho avuto perciò la fortuna di vivere in diretta un decennio denso di rivoluzioni musicali, come il punk, la disco music, l’heavy metal, il demenziale, la new wave. Ovvio che molti artisti di quei mesi mi hanno emozionato, perché avevo l’occasione di scoprirli e mandarli in onda appena avevo il 45 giri tra le mani: ecco perché ora ho in testa brani come Il lavaggio del cervello (dei Decibel, con Enrico Ruggeri), Mi piaccion le sbarbine (degli Skiantos), Pretty vacant (dei Sex Pistols), Born to run (di Springsteen), Sultans of swing (credo dei Dire Straits). Poi è diventato lavoro unito a passione, creando centinaia di brani che lego ad un periodo preciso: quando mi è capitato di andare in un tour con uno di quegli artisti o semplicemente di incontrarlo/intervistarlo, il mio cuore è andato in tilt ed in alcune foto la mia faccia da rimbambito ne è la testimonianza pura...

Da poco è stato rinnovato il sito di Musicalnews: cosa si può trarre da questa esperienza. Quale è stato l'episodio che ti ha portato a decidere di intraprendere la via del giornalismo.

Non mi calza molto a pennello il termine giornalista: preferisco quello di comunicatore o di ranger prestato al rock (data la mia formazione universitaria): i giornalisti sono persone serie e che fanno solo quello.. io non agisco così, perché per poter campare di questa passione, bisogna essere parecchio disponibili a cambiare attività!

Musicalnews.com (e tutti gli altri siti legati all’associazione Ululati dall’Underground) ha dovuto cambiare server provider e quindi è stata l’occasione per un restyling: quindi piano piano vedrete mutare anche www.giancarlopassarella.com, www.fanzine.net e www.ilredelgancio.it …Ritornando alla mia smania giornalistica, ho avuto la fortuna di usare la scrittura per rompere la gabbia di timidezza in cui mi ero calato: ho fatto tutte le Elementari senza comunicare con i miei coetanei...

Quanto è dura per un giovane fare il giornalista e campare di questo lavoro.

Il mio primo articolo pubblicato su un quotidiano è stato il Quinta Elementare: era il reportage della gita scolastica che avevamo fatto a Torino, visitando anche il terrorizzante Museo Egizio.

Campare scrivendo è assai dura: non ho mai avuto un contratto di lavoro (con relativa busta paga, ferie pagate o contributi pensionistici) e sin da subito ho scelto la libera professione e quindi ogni mese mi devo inventare come dare il mio contributo economico al bilancio familiare.

La musica italiana odierna è molto diversa da quella che ascoltavi tu da ragazzo, che ne pensi di questa ondata di nuovi artisti, come Achille Lauro, Motta e Coez, per esempio.

Gli artisti attuali sono il prodotto pensato ora per i consumatori di adesso: è sempre stato così, ma forse in passato c’era anche la voglia di rischiare ed a tutti i livelli: quindi rischiava l’artista nello scrivere cose coraggiose, il suo staff nel credere in lui e financo il discografico che si esponeva economicamente.

Ci racconti anche la tua esperienza come scrittore? Parlare del dolore in un libro non deve essere facile

I due libri della serie Dolore No-te sono il frutto della collaborazione con l’onlus Vincere il Dolore e li ho realizzati per ringraziarli per avermi curato (tramite la Terapia del Dolore), buttando così via un sacco di medicine di chimica sintetica. Si possono trovare solo attraverso l’onlus, avendo io rinunciato a qualsiasi guadagno da una loro eventuale vendita.

Prima avevo scritto solo libri musicali (esclusivamente sui Dire Straits e Ligabue) e quindi è stato bello rimettermi in gioco per trattare di medicina o dei benefici sincronici che dalla musica ricadono sull’essere umano. Poi sono stati l’occasione per stringere rapporti veri con artisti che ammiro e che si sono fatti intervistare o recensire: Finaz della Bandabardò, Franco Simone, Beppe Chierici, Vincenzo Incenzo, Teresa De Sio, Ermal Meta, Simone Cristicchi, Roberto Cacciapaglia e tutti gli altri 30 che trovi nei due libri.

Qual è il tuo rapporto con Sulmona?

Dico sempre che Sulmona è una mia seconda città! L'ho frequentata molto (negli anni prima del terremoto) perchè Antonio Ranalli e Vincenzo Bisestile organizzavano il Premio Augusto Daolio ed io ero spesso in giuria. Loro sono tra le persone con cui ho lavorato di più in questi anni, ma ... mi viene in mente che di Sulmona dovrebbe anche essere originario il dottor Paola Scarsella, direttore del Centro Multidisciplinare di Terapia del Dolore dell'Ospedale Palagi di Firenze ... vero deus ex machina del progetto Dolore No-Te..:!

Ultima domanda: questo Rocco Commisso come lo vedi a Firenze?

Firenze è una città storicamente accogliente: io ed il sindaco Nardella ne siamo la prova provata, essendo entrambi figli dell’emigrazione meridionale degli anni’60&70, ma Firenze è difficile da conquistare con lo schioccare delle dita. Devi dimostrare ogni giorno che puoi collaborare con i nipoti di Leonardo da Vinci o di Dante Alighieri…

Quindi anche il calabrese Commisso può far bene a Firenze ed alla nostra squadra che tanto ci fa dannare…Garrisca al vento, il labaro viola...

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