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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Piccolissima chiacchierata con Massimo Cotto


Ciao Massimo, sappiamo già tutto del festival che si terrà ad Asti ma quello che mi interessa approndire è prima di tutto l'attenzione per la musica attuale. Nonostate tu abbia scritto tante cose sulla storia del rock, sia l'anno scorso che quest'anno proponi delle novità. Quentin40 e Achille Lauro, possono essere considerati i nuovi rocker per le nuove generazioni?

Teoria affascinante. oggi è tutto più frammentato, non conta l'etichetta: rock, hip hop, trap. quello che conta è tenere a mente che la musica è comunicazione e non masturbazione cerebrale. Se provi a far diventare universale quello che canti e hai talento, è probabile che arrivi; viceversa, sarai un semplice comprimario. Quello che vorrei, ed è per questo che porto Quentin40 e Achille Lauro ad Asti, è che i "diversamente giovani" la smettano di rompere le palle su quanto erano migliori i loro tempi. Chi ragiona così è vecchio dentro, indipendentemente dalla carta d'identità. Venite ad ascoltare il nuovo. Poi, liberi di dissentire, ma prima provate a capire perché i giovani si identificano in certi artisti e in nuovi linguaggi.

A livello di messagi, cosa li distingue rispetto a band come quelle degli anni 70-80?

Vedo più analogie con i 70. Sono punk dentro. Nel senso che se ne fottono di piacere, raccontano chi sono e come pensano. Chi li ama li segue, il resto può andare a farsi fottere.

Abbiamo poi un omaggio a Califano, che io personalmente ho scoperto grazie alla mia fidanzata romana; credi che in Italia sia dato il giusto peso al califfo? Molti conoscono solo “Tutto il resto è noia”, ma Califano ha cantato anche storie crudissime, come quella di Pasquale l'infermiere. Che ne pensi?

il Califfo era una leggenda, che mi ha onorato della sua amicizia. era vero, crudo, leale. e ha scritto capolavori, per sé e per gli altri, basti pensare a La nevicata del 56 e Minuetto per Mia Martini, La musica è finita con Umberto Bindi e Una ragione di più per Ornella Vanoni. l'elenco è lungo. mi fermo qui. ho trascorso giorni bellissimi con Franco, che era spaccone fuori e fragilissimo dentro. ricordarlo è un dovere.

Non poteva mancare un omaggio al blues. Ma le nuove generazioni riescono a capire che la musica è cominciata tutta da lì?

Solo i più attenti. Senza curiosità e senza amore non si va lontano, nella musica, anche se ti limiti ad ascoltare. Il blues è la pietra angolare. La culla del mondo. Le radici. Senza blues, noi saremmo solo pop.

Siamo alla 23esima edizione di questo festival. Falliscono i negozi che producono chitarre, chiudono le fabbriche di cd, i ragazzi preferiscono più che fare i musicisti, produrre con il pc. I festival si trasformeranno prima o poi?

La musica dal vivo non morirà mai. certo, se continuiamo ad aumentare i prezzi dei biglietti e lasciamo crescere il secondary ticketing rischiamo di mandare in crisi anche la musica dal vivo. E non andiamo dietro solo ai grandi nomi. Dio benedica Claudio Trotta che fa venire in Italia John Hiatt e Steve Earle, non solo Springsteen.

p.s. Io il primo settembre mi sposo, se tu e il Doc volete venire in Abruzzo, il mio matrimonio è una buona occasione! :)

noooo. ho una serata a genova. io adoro l'Abruzzo. Auguri!!

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