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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Non aprite quella porta


Se c'è un genere cinematografico che risulta un pò stantio è il genere horror, il quale, tranne pochi esempi, non innova più di tanto, ripetendo sempre le stesse trame. Quando poi l'idea non ce l'hai riproponi un classico. E' il caso di "Non aprite quella porta", film appena uscito su Netflix. Si vuole riportare in auge Faccia di Cuoio, ma la trama è veramente scontata, il pathos è inesistente. Un pò come è accaduto all'ultimo film del ciclo "The Purge" (deludente l'ultimo). Anche la scena finale non è una sorpresa, con il cattivo che non è morto. Bisognerebbe non spendere soldi per questi film veramente noiosi nei quali anche gli effetti speciali sembrano usciti dalla mia camera. Il vero horror si basa, certo su scene forti, ma anche sulla tensione, su quello che non si vede e lo spettatore si aspetta che arrivi. Questo film è come una canzone della Pausini, appena inizia sai già quando arriva il ritornello, l'acuto e le note finali. Lasciate andare in pensione Faccia di Cuoio!




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