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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Il ciclo della musica


Per gli amanti della musica negli anni 80/90 Sulmona era una città fatta per crescere. Non che non ci siano stati gruppi musicali, locali e invasione di cantanti famosi prima , ma in quei 20 anni un giovane aveva 2 punti di riferimento : Fausto e Roberto. Il primo vendeva strumenti musicali ( lo fa ancora ), il secondo ti vendeva il disco rock appena uscito. C' era poi chi, come Antonio , si interessava al mondo musicale e ci scriveva sopra.

Poi c' era il Naima che nei giorni di Natale raggruppava un po' di gruppi live di ogni genere. All' epoca non c' era ovviamente lo smartphone, Internet era agli inizi. Per cui solo quei due pazzi erano la fonte primaria per il musicista e per l' amante della musica. Certo in tv cominciavano a vedersi i primi canali tematici ma è chiaro che per esempio io i Ritmo Tribale o i Santo Niente li ho conosciuti perché c'era quel negozio oppure perché il fratello più grande di un mio amico era sceso dal Nord con musica nuova. Io tutto questo la chiamo cultura perché quando c'è un consumatore che diventa anche protagonista, quando si creano interazioni tra chi suona uno strumento e chi prova a scriverci qualcosa, si crea qualcosa di bello. E la chiamo popolare perché confrontava un gran numero di persone, di ogni estrazione sociale e poi perché la musica era molto legata a quello che succeva nel mondo

Tutto ciò i ragazzi di oggi non ce l' hanno. Certo Fausto c'è, Livio continua l' attività, il negozio di Roberto non c'è più per cui un pezzo di quel cerchio manca e una onda giovanile è scomparsa. I ragazzi attuali hanno idoli di carta che non rappresentano nulla, parlano attraverso un video e non fanno parte di nulla

Sono sicuro che si potrebbe insegnare ai giovani di oggi un qualcosa che per noi era scontato avere.

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