Due chiacchiere con Adriano sul suo Portoluna


Già ho scritto del suo disco "Portoluna" e ora, con Adriano, ci siamo fatti una chiacchierata.
Nel tuo percorso illustrazione e canzone convivono in modo organico. Quando scrivi, i brani prendono forma prima come immagini e storyboard visivi nella tua testa, oppure è la musica a dettare i contorni di ciò che disegni? Le due cose non convivono fin dall’inizio, ma si incontrano pian piano durante il processo creativo. A volte nasce prima un’illustrazione, altre volte una canzone. Non c’è un ordine preciso. Tendo a lasciar scorrere le idee, le immagini e la musica, cercando di non mettere troppi limiti. Solo in un secondo momento provo a mettere a fuoco tutto e a capire quali elementi possono stare insieme. Portoluna è nato così, da tanti frammenti che poco alla volta, hanno iniziato a formare un mondo comune.
Nel 2026 come si approccia un cantautore alla musica, sonoramente parlando? Negli anni ‘70 in alcuni casi la musica era messa in secondo piano rispetto al testo. Negli anni ‘2000 i vari Calcutta hanno cambiato un po’ le regole. Il disco ha invece una strada sonora ben precisa, cosa ti ispira? Per me il suono è parte integrante del racconto, non qualcosa che arriva dopo il testo. Parto dalla necessità di trovare il modo migliore per raccontare ogni storia. In questo senso, il lavoro con Marquis è stato fondamentale per trovare il “vestito” giusto per ogni canzone, senza imporre a tutto il disco un’unica direzione sonora. Le mie ispirazioni sono molto diverse tra loro: da Samuele Bersani a Sergio Caputo, dagli Strokes ai Gorillaz, fino ai Beach Boys e agli America. Non mi piace l’idea di restare vincolato a un genere ben preciso.
La Sicilia ha una grande tradizione musicale forse anche grazie al paesaggio. Catania possiede una forte identità visiva e musicale, fatta di contrasti netti tra pietra lavica scura, salsedine e luce radente. Quanto di questa specifica atmosfera siciliana è entrato spontaneamente negli arrangiamenti e nei testi del disco? Più che la Sicilia, o l’idea di Sicilia che posso avere, quello che mi interessa raccontare sono i piccoli dettagli che si vedono dalla finestra di una casa, le persone che incontri per strada, le cose che senti raccontare dalla gente. Quindi sì, c’è tanta Catania e dintorni dentro Portoluna, ma è un mondo filtrato anche dagli occhi degli altri, dalle storie che ascolto e da tutto quello che poi viene rielaborato prima di diventare una storia o una canzone.
Come hai gestito l'equilibrio sonoro in studio per preservare l'intimità della scrittura senza rinunciare alla dinamica dei brani? Questa è stata tutta una questione di fiducia. Io avevo già delle demo dei brani che avevo autoprodotto; in seguito, Marquis ha curato con attenzione la direzione artistica e, in questo processo, le nostre visioni si sono allineate perfettamente. A volte è importante anche riuscire a lasciar andare un brano in una direzione totalmente diversa da quella che si era immaginata all’inizio. Solo in questo modo una canzone può prendere vita nella sua forma migliore.
Come immagini il concerto di questo album? Stai pensando a una dimensione puramente acustica e cantautorale o ti piacerebbe integrare le tue illustrazioni nella scenografia o nei visual dei live? "Portoluna" è un po’ come un libro di racconti e mi piace l’idea di portarlo sul palco come se fosse una piccola fiaba. Sto lavorando ad alcune idee e a brevi storie da raccontare durante i concerti, per dare vita ai personaggi e ai luoghi che abitano questo mondo. Le illustrazioni del disco si prestano molto a essere trasformate in oggetti di scena, quindi mi piacerebbe giocare anche con questo aspetto. Non vi svelo troppo, ma chissà, forse qualcosa la inizierete a vedere in giro!





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