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Cormac McCarthy - La strada

  • Immagine del redattore: Silvio Mancinelli
    Silvio Mancinelli
  • 23 minuti fa
  • Tempo di lettura: 1 min

Ne ho letto di libri negli ultimi venti anni ma un romanzo crudo come “La strada” di Cormac McCarthy non si trova trovo spesso in giro, sia per la struttura sia per il contenuto. La storia è ridotta ai minimi termini: un padre e un figlio (senza nome, per elevarli a simboli universali) attraversano un'America devastata da un’apocalisse mai spiegata. Il cielo è grigio di cenere, il sole non si vede mai, le piante sono morte e gli animali estinti. L'unica direzione è il Sud, verso il mare, con la speranza (forse vana) di un clima più mite. Da un punto di vista strutturale, spesso mancano le virgolette per i dialoghi e gli apostrofi, creando un flusso continuo che riflette la monotonia e l'angoscia del viaggio. Con un contorno ristretto questo libro è una delle più grandi storie d'amore genitoriale mai scritte. Il padre è guidato da un unico imperativo: proteggere il figlio, l'unico motivo per cui valga la pena non usare l'ultimo proiettile rimasto in canna. Il bambino rappresenta la coscienza pura. Nonostante l'orrore, vuole aiutare gli altri sopravvissuti, sfidando il pragmatismo cinico e necessario del padre.

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