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  • Immagine del redattoreSilvio Mancinelli

Due chiacchiere con Eddy Cilìa


Da poco è uscita la riedizione, aggiornata e corretta, del libro “Rock 1000 dischi fondamentali”, cosa hai modificato rispetto alla precedente edizione?

Innanzitutto cosa abbiamo modificato rispetto alla precedente edizione, nel senso che ogni cambiamento è stato più o meno lungamente discusso fra me e Federico Guglielmi. Le liste sono state redatte a quattro mani e, in particolari casi in cui non concordavamo oppure nutrivamo qualche dubbio, abbiamo chiesto un parere dirimente agli altri due preziosissimi collaboratori, Carlo Bordone e Giancarlo Turra. A parte che c’era naturalmente bisogno di integrare l’ormai datata versione uscita nel 2012 con un tot di album pubblicati successivamente, a cambiare è stata proprio la filosofia di fondo. A questo giro abbiamo scelto di dare del termine “rock” - pur continuando a spaziare su generi contigui, in ambito principalmente black: blues e rhythm’n’blues, soul, funk e reggae – un’interpretazione un po’ più restrittiva. In tale ottica abbiamo eliminato molti titoli di hip hop e di elettronica, il poco jazz elettrico presente nell’edizione precedente, tutta la world, tutti gli artisti – i cosiddetti “precursori” – la cui produzione predata il 1954, convenzionalmente designato come anno di nascita del rock’n’roll. Si sono così liberati molti posti, il che ci ha permesso, oltre che di inserire numerosi lavori usciti dal 2011 in avanti, di recuperare parecchi titoli più vecchi. Anche l’esserci inventati un’ulteriore sezione dedicata ai dischi cosiddetti “di culto” ha liberato qualche casella.

Avendo fatto questo lavoro, ti chiedo, come si è evoluta la musica in questi ultimi dieci anni? Io vedo un genere rock che ha chiuso il suo cerchio, mentre si è imposto una musica mista che mette insieme hip pop, R&B e soul, ti faccio gli esempi di West, Lamar e D'Angelo.

Il rock ha per così dire esaurito la sua spinta propulsiva ben prima degli anni Dieci di questo secolo. Il che naturalmente non vuol dire che non produca ancora una gran quantità di album degni di nota. Solo, che non escono più dischi capaci di aggiungere qualcosa di davvero nuovo a una vicenda ultrasessantennale. Ma d’altra parte anche l’hip hop ha ormai una storia lunghissima, per non parlare di tutti gli altri vari sottogeneri della black. Pure un autentico genio come D’Angelo non può che rifarsi, con originalità giocoforza relativa, a stilemi consolidatissimi.

Praticamente hai scritto e scrivi sulle principali testate musicali. Per un giovane amante della musica, c'è uno spiraglio aperto per poter campare con questo lavoro, oppure ormai bisogna pensare a come sbarcare il lunario? Avremo tra 30 anni un Cilìa o un Bordone che possano portare avanti questi discorsi?

Il mercato dell’editoria musicale – il mercato editoriale in genere – è molto cambiato rispetto a quando cominciai a scrivere io, nel giurassico 1983, e si è enormemente ristretto. Tanto per essere chiari: pure i primissimi articoli che scrissi vennero retribuiti, oggi chi avesse l’ambizione di vivere scrivendo di musica scoprirebbe subito che solo i pochi professionisti che hanno cominciato a esercitare al più tardi vent’anni fa possono continuare, più che a vivere, a sopravvivere di scrittura. Il che mi porta a dire che no, fra trent’anni non ci saranno un altro Guglielmi o un altro Cilìa. C’è in giro tanta gente (insomma… abbastanza…) che si occupa di musica con competenza e professionalità, ma nella migliore delle ipotesi arrivando a integrare un reddito che le viene da un altro lavoro.

In Italia, dopo l'ondata di band degli anni 90, ora come stiamo messi a musica?

In tutta onestà: è dai tardi Novanta che non seguo più granché la musica italiana. Con poche per quanto piacevoli eccezioni sono perlopiù fermo a solisti e gruppi in circolazione da almeno vent’anni e non mi permetto dunque di esprimere un giudizio di assieme.

Tra poco sul tuo blog comincerai a darci la classifica degli album dell'anno. Che ne pensi dei ritorni dei vecchi leoni come gli Stray Cats, Iggy pop (in realtà l'Iguana c'è sempre stato) e the Specials?

I tre nomi che citi hanno dato alle stampe nel 2019 dischi che mi ha fatto sicuramente piacere ascoltare e che ho recensito, quando ne ho avuto occasione, in termini positivi, ma è uscito ben altro quest’anno. Credo che nessuno di loro sarà presente nella mia playlist.

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